• Tribeca (Palermo) | Pietro Greco
  • Tribeca (Palermo) | Botanica, Sergio Zavattieri
  • Tribeca (Palermo) | Tavolo Tulip, design Eero Saarinen
  • Tribeca (Palermo) | Lampadario Light Shade, design Jurgen Bey - Moooi
  • Tribeca (Palermo) | Lampadario Light Shade, design Jurgen Bey - Moooi
  • Tribeca (Palermo) | Cornice Frame, design Marcel Wanders - Moooi
  • Tribeca (Palermo) | Cucina Etna, design Rodolfo Dordoni - Rossana
  • Tribeca (Palermo) | Cucina Etna, design Rodolfo Dordoni - Rossana

Un nome che richiama uno dei quartieri più cool di New York (TriBeCa = triangle below Canal Street, a sud di Manhattan), atmosfere vagamente retrò da bistrot francese, cucina jap, design contemporaneo olandese e pezzi classici degli anni ’50: Pietro, illustraci il concept del tuo Tribeca Sushi Bar.

Viaggio tanto, per piacere e per lavoro; ed è proprio in questo vagabondare che, da sempre, trovo gli stimoli più interessanti e le ispirazioni migliori per i miei progetti. Tribeca è stata la mia casa per qualche mese durante un periodo di permanenza negli Stati Uniti – era il 1999, ero affascinato dall’aria che si respirava nel quartiere e sono rimasto, com’è evidente, molto legato ai ricordi di quel periodo. L’idea del sushi bar l’ho importata in tempi non sospetti, quando ancora questo tipo di cucina era appannaggio esclusivo dei ristoranti giapponesi tradizionali, anche allora molto poco diffusi in Italia: ho scovato il primo sushi corner all’interno di un locale glamour nel ’97, a Parigi, e ho immediatamente proposto la stessa formula, più trendy ed informale, al mio rientro. C’è voluto qualche anno, come sempre accade, perché questa moda scoppiasse anche a Palermo, ma quando ho aperto Tribeca nel 2005 sapevo già che le soddisfazioni non avrebbero tardato ad arrivare. Pensare all’arredamento è stato facile, avevo un buon bagaglio di souvenir di viaggio e di spunti a cui attingere ”.

Hai scelto spaziodeep per la maggior parte degli arredi di design presenti nel locale e per le selezioni d’arte contemporanea (l’imponente Orquidea: Phalaenopsis, opera dell’artista palermitano Sergio Zavattieri, esposta all’ingresso – n.d.a.): cos’ha orientato le tue scelte di stile?

“Le proposte di spaziodeep rispondono perfettamente ai miei gusti in fatto di interior design, le mie sono state perlopiù scelte d’istinto: per la Light Shade Shade di Moooi, ad esempio, ho avuto un vero colpo di fulmine, l’ho vista esposta in showroom e ci è voluto poco a immaginarla nel contesto del Tribeca. Il tavolo di Saarinen è un classico che ho sempre amato, vorrei che tutti i miei tavoli fossero dei Tulip! Penso già ad un futuro inserimento di altre versioni e colori. La cornice di Marcel Wanders è perfetta per ospitare la stampa oversize di un poster che ho visto in dimensioni più ridotte nella hall di un hotel-boutique di Copenaghen, e che ho fatto riprodurre personalizzandola un po’. Riguardo alla cucina Etna di Rossana, trovo sia una soluzionale geniale alle nostre esigenze funzionali: ha la capienza e la comodità di un mobile da cucina tradizionale, e in fondo alla sala fa quasi da fondale decorativo. Un suggerimento prezioso del team di spaziodeep! Ma la vera chicca resta l’Orquidea: Phalaenopsis di Zavattieri, è diventata per noi quasi un’icona: da sempre usiamo i fiori freschi, e le orchidee in particolare, per decorare gli ambienti del Tribeca. Non avrei potuto trovare un’opera che meglio esprimesse questa passione.”

Un sogno nel cassetto?

“Sono davvero tanti: uno che spero di realizzare presto è quello di avere un pezzo della collezione Paper di Studio Job – alcuni desideri non sono così impossibili, per fortuna!”